Il nostro Liceo C. Marchesi offre diversi percorsi di istruzione, tra i quali vanta l'indirizzo di Scienze umane – opzione Economico-Sociale, all'interno del quale, tra le diverse materie insegnate emerge lo studio dell'Economia. Ho quindi pensato di recensire un libro che tratta proprio di questo affascinante ambito. Il testo, apparso nel 2014, pubblicato da Mimesis, riporta una conferenza-dibattito tra Anselm Jappe e Serge Latouche.
Il titolo Uscire dall’economia a primo impatto potrebbe lasciare stupiti: che mai si vorrà comunicare con un titolo del genere? E cosa significa "uscire dall'economia"? La lettura di questo libello destabilizzerebbe qualsiasi economista "mainstream": le tematiche trattate sono infatti la decrescita felice e l'abolizione del lavoro, nella prospettiva di una società futura post-capitalistica.
Essendo la nostra scuola una possibile officina che forgia futuri cittadini del mondo, credo sia fondamentale mostrare a tutti l'esistenza di alternative, di un "al di là" della nostra contemporaneità, che troppo spesso ci appare priva di vie d'uscita.
Latouche inizia la propria analisi affermando che:
«Oggi come oggi il nostro immaginario è quello economico; è qualcosa di cui non abbiamo piena coscienza, perché lo abbiamo completamente naturalizzato».
L’alternativa delineata da Latouche è quella della "decrescita felice": un potente apparente ossimoro che vuole opporsi al paradigma della crescita infinita, proponendo una "a-crescita" e un superamento del lavoro finalizzato al solo guadagno. Latouche nota come la vita umana sia stata "economicizzata": si vive per produrre e per consumare, citando quasi la celebre canzone della band CCCP: «Produci, consuma, crepa».
Anselm Jappe, dal canto suo, radicalizza il discorso offrendo una definizione precisa di economia:
«L'economia [...] è un modo di organizzare la riproduzione materiale degli esseri umani attorno alle categorie di lavoro, denaro, investimento, aumento del capitale investito: tutti aspetti che non fanno parte della natura umana».
Jappe, appartenente alla scuola della Critica del valore, riprende le tesi di Marx per il rovesciamento dell'attuale sistema di produzione e scambio. Ricorda inoltre che il capitalismo fu, fin dall'inizio, un'economia di guerra.
Il libro si conclude con un interessante dibattito su temi come la natura della moneta, lo Stato e le alternative concrete dal basso. Con questa recensione ho voluto porre le basi dell'opera senza costruirla: la costruzione spetta a ciascuno di noi, in particolare al lettore, che potrà scegliere se prenderlo come spunto per iniziare a immaginare una società nuova.
