Nelle democrazie liberali contemporanee, dove il voto è l'unico mezzo tramite il quale il popolo può esprimere la propria volontà, è assurdo che questo possa essere concesso solamente dai diciotto anni di età.
In questo articolo, condividerò una mia riflessione sostenendo la mia tesi secondo cui il suffragio dovrebbe essere esteso ai sedicenni.
In Italia i cittadini sono chiamati alle urne per eleggere i propri rappresentanti ogni quattro anni, oppure in occasione di un referendum, come quello sulla magistratura che avverrà quest'anno. Ogni cittadino maggiorenne, dotato quindi della piena capacità di intendere e di volere, e giuridicamente libero, ha il diritto di votare quello che meglio crede.
Secondo l’articolo 48 della nostra Costituzione il voto non è solo un diritto, ma anche un dovere. Ad ogni modo se un cittadino, per qualsiasi motivo, dovesse scegliere di non votare, in Italia, nessuno potrebbe impedirglielo, anzi, lo scorso anno, in vista del referendum sul lavoro e sulla cittadinanza, alcuni esponenti politici, come la premier Meloni e il presidente del senato La Russa, hanno espressamente invitato i cittadini a non entrare nel merito di tale questione. Credo che, proprio in base all’articolo 48, tale operato sia deplorevole e lo ritengo un ennesimo tentativo di tenere il popolo lontano dalla politica al posto di sensibilizzarlo sulla materia.
Tornando al centro della questione, perché mai il diritto di votare dovrebbe essere esteso ai sedicenni? La risposta secondo me è: ma perché no?! In Italia vige questa curiosa legge secondo la quale un ragazzo di sedici anni può legalmente rinunciare al percorso di studi in corso d'opera per andare a lavorare e addirittura, con la Formazione Scuola-Lavoro (FSL), lo studentato italiano è obbligato a compiere un certo numero di ore di lavoro non retribuite.
Il nodo della questione è uno: se è perfettamente legale assumere ragazzi e ragazze di sedici anni, se lo Stato cioè riconosce che da questa fascia di età una persona sia pronta a lavorare, anche senza retribuzione, perché allora si può votare solo dai diciotto anni?
Qualcuno potrebbe dire che a sedici anni non si è ancora maturi abbastanza per poterlo fare. Eppure si è abbastanza maturi per poter lavorare... Perché insistere su questo nesso lavoro-diritto di voto? Perché la nostra Repubblica, come afferma l'articolo 1 della Costituzione, è fondata proprio sul lavoro, quindi, perché dei potenziali lavoratori non possono votare?
Certamente a sedici anni si pensa a tante cose, ed esercitare il diritto di voto, forse, è tra le ultime. Dovrebbe spettare proprio alla scuola, oltre che alla famiglia, educare gli studenti sull'importanza del voto e della partecipazione diretta alla vita politica del proprio Paese. E, già riconoscere la possibilità ad un sedicenne di votare potrebbe metterlo nell'ottica di informarsi per diventare un cittadino attivo.
Storicamente, il diritto al voto si è sempre esteso, incorporando una fetta della popolazione sempre maggiore. Prima il suffragio era censitario, maschile e riservato a coloro che avevano compiuto i ventuno anni, si è poi allargato a tutti gli uomini, poi a tutte le donne e poi l'età minima è scesa ai diciotto anni.
Perché dei sedicenni, che possono lavorare, non dovrebbero poter votare? Chi lavora vota.
Gli studenti e i lavoratori, che sono la parte attiva delle nostre società, hanno il diritto, e il dovere, di poter votare e quindi partecipare alla vita politica del nostro paese, senza dover sottostare a leggi distanti calate dall’alto.
Il diritto di voto dai sedici anni sarebbe quindi un grande passo avanti per la partecipazione politica e sociale nelle nostre democrazie occidentali, che oggi sono di continuo sotto attacco.
