Tutti noi siamo cresciuti sin da piccoli con un’educazione che, per quanto si professi laica, è fortemente influenzata dal dogma cristiano-cattolico, che impone una certa visione della realtà circostante, di cui spesso fatichiamo a renderci conto.
Non è mia intenzione in questa sede disputare sull'esistenza di Dio e non è mia intenzione discutere sulla giusta interpretazione dei testi sacri: mi interessa invece riflettere sulla messa in pratica del Cristianesimo nel nostro Paese. Dio è morto, diceva il folle di Nietzsche, non ascoltato dalle masse, che lo ignorarono e lo derisero, così il putrido cadavere di Dio continua a pesare sulle spalle di ognuno di noi, rendendoci faticoso il cammino.
La religione cristiana rappresenta una delle forme più durature di giustificazione del reale mai create dall'uomo. Ogni cosa che accade nel mondo è giustificata dal buon cristiano, che la vede o come parte del piano divino o come una naturale conseguenza dell'azione umana empia.
La religione in generale, e quella cattolica in Italia, ha imposto una determinata concezione del mondo, una concezione altamente gerarchica e verticistica. Prima di tutto viene Dio, poi ci sono le gerarchie angeliche, gli esseri umani e ancora più sotto gli animali, e a loro volta gli umani e gli animali sono divisi in sotto gerarchie (l'uomo sta sopra la donna, il cristiano sta sopra l'ateo, il cane sta sopra il maiale, ecc.). Così, la fede, che professava l'uguaglianza universale, si è trasformata in un parametro che genera disuguaglianze ontologiche.
La realtà stessa, nella concezione cristiana è gerarchizzata: il mondo spirituale è ben più importante di quello fisico. Dio è perfetto, l'uomo no, il Paradiso è pace, la Terra è guerra, e solo quando arriverà il regno di Dio potremo salvarci.
La religione diviene quindi lo strumento attraverso cui poter giustificare ontologicamente l'esistenza di gerarchie e di relazioni di potere. L'esistenza di un re, ad esempio, è ben più sensata se è stato scelto da Dio stesso, così come un partito politico sarà considerato più affidabile se contiene l'aggettivo "cristiano/a" nel nome.
Allo stesso tempo la religione è alienante, come affermava Feuerbach, il segreto della teologia è il segreto dell'antropologia: Dio è l'uomo che pone fuori di sé delle proprie caratteristiche, potenziandole, divinizzandole, e così facendo, alienandole.
È l'uomo, cioè, a creare Dio, non viceversa, e certi uomini usano Dio per imporre il loro dominio e le masse accettano i dogmi, le gerarchie, l'alienazione, perché in cambio sperano di ottenere la pace eterna e il Paradiso.
L'uomo dovrebbe invece disalienarsi dalla religione, dovrebbe liberarsi dalla condizione di oppressione da cui essa scaturisce e che essa stessa concorre a mantenere: la religione infatti è un sintomo, per così dire, e se si vuole eliminare il sintomo è necessario curare la malattia.
La malattia in tal caso è l’esercizio del potere, un potere dittatoriale e autoritario, e compito di ogni cittadino libero e democratico è quello di emanciparsi da questo potere, prendendo parte direttamente alle lotte politiche e sociali della quotidianità. Solo così la religione, intesa come fatto sociale e intrisa di dogmi, svanirà ufficialmente, lasciando spazio al credo privato di ogni individuo.

