Negli ultimi giorni ho riflettuto su un fatto normalissimo e apparentemente senza alcun significato: mentre ascolto una canzone, anche se mi piace molto, inizio a cercare la prossima da mettere in coda. Per quanto questo sia un comportamento molto comune, penso che quei pochi secondi in cui scorriamo nelle nostre playlist dicano tanto sulla nostra indole.
Mi sono infatti chiesta il perché spesso ci ritroviamo a rimuginare ossessivamente sul futuro, preparandoci a ogni eventualità e organizzando ogni dettaglio, lasciandoci così scappare l’unica cosa veramente certa, cioè il presente, esattamente come quando pensiamo alla prossima canzone pur essendo da poco iniziata e pur piacendoci molto quella che stiamo ascoltando.
La risposta secondo me è che noi esseri umani siamo dei gran codardi, e, nonostante non ci piaccia ammetterlo, nutriamo una gran paura verso ciò che sarà e che sfugge in parte al nostro controllo. Ci accingiamo inoltre in questa corsa furiosa verso il futuro dando per scontato che la nostra esistenza sia garantita ed essendo erroneamente convinti che il nostro affanno possa effettivamente portare a qualche cambiamento concreto.
Arriviamo persino a costruire realtà immaginarie, paradisiache o catastrofiche che siano, piuttosto che vivere e saper convivere con il presente che ci troviamo davanti: siamo un paradosso, tanto più se si considera che sa bambini venivamo scherniti per l’esatto contrario, cioè qualora avessimo avuto amici immaginari, venivamo percepiti come taciturni, con la testa tra le nuvole e troppo poco aderenti alla realtà.
Crescendo e venendo a conoscenza della vera e spesso difficoltosa realtà, abbiamo tutti iniziato a emulare silenziosamente quei bambini fervidi di immaginazione che una volta schernivamo, trovando nei ricordi passati o nelle aspettative future un rifugio dalla realtà.
Così, tra un pensiero e l’altro, ho capito che mi accingo a cercare continuamente nuove canzoni da mettere in coda non tanto poiché sono incapace di apprezzare la bellezza di quella presente, ma più che altro poiché sono abituata alla sicurezza del controllo sperimentata in questa scelta, che mi allontana dall’ansia provocata dal vuoto di qualcosa che non conosco ancora.

