Ciao a tutti e bentornati con la rubrica Ho una Poesia per te!
Questo mese parleremo di come la musica sia collegata alla poesia e viceversa… Siete pronti?!
Da sempre sappiamo che la poesia aveva, e ha tuttora, un legame particolare con la musica. Nell’antichità poesia e musica si completavano l’una con l’altra, un esempio sono gli aedi greci e i trovatori provenzali. Ma adesso è cambiato qualcosa?
Musica e poesia vibrano all’unisono, accomunate da un linguaggio che scavalca la logica razionale. Per commuoverci davanti a una sinfonia, non abbiamo la necessità di saper padroneggiare la teoria degli accordi o del circolo delle quinte. Allo stesso modo, la forza di un verso ci travolge anche senza saper identificare un ossimoro o un enjambement: l’emozione pura precede l’analisi tecnica.
Se la musica riempie il vuoto attraverso il suono, la poesia dà voce al silenzio attraverso le parole.
Ora, il nostro viaggio continua al di fuori dell’Italia, andiamo a Parigi a conoscere un famoso poeta della seconda metà dell’Ottocento: Charles Baudelaire!
Charles Baudelaire, La musique, dalla sezione Spleen et Idéal, LXIX, in Les Fleurs du mal, Parigi, 1857-1861
La musique souvent me prend comme une mer!
Vers ma pâle étoile,
Sous un plafond de brume ou dans un vaste éther,
Je mets à la voile;
La poitrine en avant et les poumons gonflés
Comme de la toile,
J’escalade le dos des flots amoncelés
Que la nuit me voile;
Je sens vibrer en moi toutes les passions
D’un vaisseau qui souffre;
Le bon vent, la tempête et ses convulsions
Sur l’immense gouffre
Me bercent. D’autres fois, calme plat, grand miroir
De mon désespoir!
E dispiego le vele
sotto un cielo di nebbia o negli spazi immensi
verso la mia stella pallida.
Con il petto in avanti e i polmoni gonfi
come vela pesante
mi lancio lungo i crinali ammassati dei flutti
che la notte nasconde;
sento vibrare in me le identiche passioni
di una nave che soffre;
il vento favorevole, uragani e tempeste
sull’oscuro baratro
mi cullano. Altre volte la calma, — grande specchio
della mia disperazione!
(Traduzione di Marcello Comitini)
da Spleen e Ideale, in I fiori del male 1857-1861, Edizioni Caffè Tergeste, Roma, 2017
In questa poesia, Baudelaire non descrive la musica, la vive, la sente, la abita: usa le parole come se fossero delle note musicali, per creare una sinfonia, ad esempio quando scrive che la musica lo avvolge “come un mare”, oppure quando utilizza i termini legati al corpo ci conferma la connessione fisica tra le due arti, il cui legame oltrepassa la dimensione razionale, radicandosi nella profondità delle emozioni. Baudelaire conferisce un suono alla disperazione, trasformando il suo cammino interiore in un viaggio tempestoso.
Ed ora, dopo aver navigato nella burrasca baudelairiana, voglio lasciarvi con una mia poesia, dove la musica è vista come una dea:
Illumina i miei passi,
Dea dal canto aureo
affinché io possa incontrarti
in questo viaggio.
La tua voce,
sia per la mia anima
acqua che disseta
da qui all’eternità.
Mèsi,
soffia in me il vento della Musica
e scaccia le tenebre
dal mio cuore.
E quando toccherò il cielo,
allora mi tenderai la mano
e lì,
capirò chi sono.
Bene amici! Con questa poesia chiudiamo il nostro appuntamento poetico, ma solo per questo mese!
Vi aspetto il prossimo mese per esplorare nuove poesie ed emozioni! … Buona Poesia!

