L’evento Sessantotto

Rappresentazione concettuale del 1968 in stile minimalista blu e bianco

Il Sessantotto è stato un punto di rottura tra il vecchio e il nuovo, tra il mondo dei padri e quello dei figli, tra la vita fatta di tabù e quella fatta di amore e libertà. Ovunque il Sessantotto ha significato qualcosa. Negli Stati Uniti è stato l'apice di lunghe lotte studentesche e pacifiste, in Francia è stato un grande movimento, purtroppo morto in fretta, in Cina l'inizio dell'espansione della rivoluzione culturale, in Germania gli Studenti Socialdemocratici hanno cominciato a fare sentire la loro voce.

In Italia sono dilagate le occupazioni e pian piano studenti e operai si sono alleati dando vita al lungo Autunno caldo: uno spartiacque definitivo, l'inizio del conflitto, delle lotte congiunte di lavoratori e studenti, del terrorismo di Stato e della lotta armata, dello scontro tra ideologie, tra stili di vita, tra generazioni e, soprattutto, tra classi. Se secondo Deleuze e Guattari il Maggio Francese non è mai avvenuto, lo stesso non si può dire a proposito del Sessantotto italiano.

Nel nostro bel paese il Sessantotto ha aperto le porte agli “anni di piombo”, perché ha scardinato tutti i dogmi sulla pace sociale e sul compromesso esistiti fino a quel punto. I giovani volevano rottura, volevano distruggere e ricostruire. Basta norme, basta obblighi e imposizioni, basta divieti e tabù, basta autorità e autoritarismo. I ragazzi non volevano più andare in Chiesa a leggere il Vangelo, né a scuola ad ascoltare vecchi professori polverosi.

Non c'era tempo per studiare la Storia, bisognava farla. Così cominciarono a leggere Marcuse, Adorno, Foucault, Althusser e Cohn-Benedict, Mao e Lenin, Marx ed Engels, ma anche Tronti e Negri, Lonzi e Federici e molti altri. Tramite queste letture svilupparono idee e concezioni progressiste, anti-autoritarie e rivoluzionarie.

Teoria e prassi si fecero una cosa sola, l'arma della critica si è tramutata nella critica delle armi, e l'Italia, l'Europa e il mondo intero tremarono. Il Sessantotto è stato un gigantesco flusso di desiderio collettivo pronto ad apportare un taglio al sistema capitalistico e patriarcale. Gli studenti e gli operai sono state le linee di fuga nelle quali il desiderio liberato riusciva a scorrere libero. Questi nuovi soggetti sociali, nati e partiti da quell'evento, tentarono di cambiare il mondo — o di distruggerlo — perché erano fermamente convinte che uno nuovo fosse possibile e che fosse una loro responsabilità quella di costruirlo.

Il come era un mistero da svelare ogni giorno. Il perché era chiaro: era una missione che aveva come obiettivo il benessere collettivo. Il quanto era un imperativo: ora! Col Sessantotto è cominciata la lunga e violenta stagione delle lotte sociali e politiche, da quelle dei katanga stalinisti del Movimento Studentesco, fino a quelle clandestine e terroristiche delle Brigate Rosse, passando per l'illegalità di massa dell'Autonomia operaia organizzata e per il programma di conquista di Lotta Continua.

Molti credono che gli “anni di piombo” furono, in retrospettiva, solo un mucchio di sangue e proiettili. Sbagliano: furono la continuazione di un sogno, l'avanzare della lotta e del flusso di desiderio. Oggi siamo tutti figli e figlie del Sessantotto, delle lotte, del sangue e del piombo. Siamo a tal punto figli di questo evento che lo rifiutiamo, lo ignoriamo e lo eliminano dalle nostre coscienze: il Sessantotto ci ha resi tutti orfani, pure di se stesso.

Il Sessantotto però è stato parte di quella grande Storia che influenza il mondo contemporaneo, ma va dimenticato, va studiato e criticato, bisogna apprendere da questo evento e ricordare la sua lezione fondamentale: la libertà non è un ideale astratto, è una tendenza umana, e chi lotta per la libertà non può morire. Siamo figli e figlie orfani del grande Sessantotto, un padre che non ci ha cresciuti, ma che ci ha resi ciò che siamo.

Lorenzo Spada - 4BE