È il 30 gennaio 2025, davanti alla sala stampa della Camera dei deputati aspettano di entrare alcuni esponenti del comitato di “Remigrazione e Riconquista”, composto da vari partiti neofascisti, quali CasaPound Italia, Rete dei Patrioti, Veneto Fronte Skinheads, Brescia ai Bresciani e Movimento Italia Sociale (Msi), per presentare il disegno di legge che propone l’espulsione degli immigrati irregolari e la remigrazione di stranieri regolari e integrati, a favore del rientro di italo-discendenti in Italia e dell’incentivazione della natalità di coppie con genitori entrambi italiani.
Alcuni esponenti dei partiti di opposizione bloccano l’accesso del comitato occupando la Sala, mostrando la loro indignazione nei confronti dei “fascisti del terzo millennio”.
Solo alcuni giorni dopo, il 12 febbraio, vengono proclamate dal Tribunale di Bari cinque assoluzioni e dodici condanne per esponenti di Casa Pound, colpevoli di aver aggredito, durante una manifestazione a Bari nel 2018, dei manifestanti contro le politiche di immigrazioni dell’allora ministro dell’interno Matteo Salvini.
Tra gli altri atti violenti recenti, troviamo anche le aggressioni di alcuni militanti di Casa Pound verso il giornalista Andrea Joly il 20 luglio 2024 a Torino e verso un giovane antifascista l’11 dicembre 2024 a Cagliari. Poi, alcuni esponenti di Forza Nuova hanno vandalizzato con simboli neofascisti la sede “Thomas Sankara” di Casa del Popolo a Catanzaro il 16 giugno 2025, trenta neofascisti hanno assalito dei manifestanti pro-Palestina il 5 ottobre 2025 a Roma, mentre a Bruino (TO) un cartellone con valori antifascisti di una libreria è stato strappato durante un’irruzione neofascista.
Ma come hanno potuto dei neofascisti dichiarati quasi varcare le porte del Parlamento dello Stato italiano, la cui Costituzione stessa ripudia il fascismo? Per rispondere a queste domande, bisogna analizzare la situazione italiana all’indomani della caduta del regime fascista e come il Paese (non) si sia ripreso da questo “male assoluto”.
Riguardo al fascismo italiano dopo la Seconda Guerra Mondiale, molti storici parlano di “epurazione mancata” perché solo 1476 dipendenti pubblici furono rimossi dal loro incarico su ben 143.781 esaminati: il nuovo Stato italiano necessitava delle competenze di alti funzionari esperti e questi erano proprio i famigerati fascisti, inoltre, nel contesto della Guerra Fredda, l’attenzione dall’epurazione del fascismo dalla penisola era spostata verso la lotta contro il tanto temuto nemico comunista.
In questa complicata situazione, risultò decisiva l’Amnistia Togliatti, leader del PCI (Partito Comunista Italiano), emanata nel 1946 per favorire la pacificazione dell’intera nazione e la nascita della Repubblica, stabilendo che i reati fascisti minori che prevedevano una pena non superiore ai 5 anni venissero eliminati e che i colpevoli fossero a piede libero. Sfortunatamente però, molti magistrati e la stessa Corte di Cassazione avevano lavorato sotto il fascismo, mantenendo un certo legame con esso, e di conseguenza non applicarono quest’amnistia in modo rispettoso delle sue clausole, scarcerando anche chi si era macchiato di reati estremamente gravi ed era stato vicino al Duce stesso.
Ciò fu ovviamente percepito come un’enorme ingiustizia dagli ex partigiani, che protestarono, in particolare nell’emblematica Insurrezione di Santa Libera dell’agosto 1946. In linea con questo clima di rivolte anche alcuni esponenti dello stesso PCI dimostrarono il loro sdegno, che fu però placato dall’abile propaganda del leader Togliatti, che ricordò l’importanza di queste scarcerazioni non solo per il neo stipulato equilibrio con il partito di centro, la Democrazia Cristiana (DC), e quello di destra, il Partito Liberale Italiano (PLI), ma soprattutto per l’evitamento di un intervento militare americano, che avrebbe visto un pericolo comunista in un’insurrezione partigiana.
Pertanto, se in Germania ci fu un processo di denazificazione totale e furono destituiti la maggior parte dei nazisti dalle cariche pubbliche, in Italia invece non solo fu permesso ai fascisti di mantenere i loro ruoli statali, ma anche di costituire un nuovo partito, il Movimento Sociale Italiano (MSI), tra i cui fondatori troviamo Giorgio Almirante, Cesco Giulio Baghino, Giorgio Bacchi, Giacinto Trevisonno, Biagio Pace e altri veterani della Repubblica Sociale Italiana, anche conosciuta come Repubblica di Salò.
Nelle prime elezioni repubblicane del 1948 il partito ottenne il 2% dei voti, e per i suoi primi anni di vita mostrò nostalgia verso il fascismo mussoliniano e dissenso verso il pluralismo politico e il modello di Stato liberale, anelando invece al ritorno di uno Stato più autoritario. Nei primi anni ‘50 però, con il segretario Augusto De Marsanich, deputato del Partito Nazional Fascista (PNF), il MSI iniziò a modificare la propria linea politica, rendendola più moderata e ottenendo così più voti, strategia sintetizzata nel pragmatico motto «Non rinnegare, non restaurare».
Su questa direzione il partito iniziò dunque a rassicurare che non c’era più alcuna volontà di riportare in vita il defunto fascismo, pur appunto non rinnegandolo mai completamente, assicurandosi così l’uscita dall’isolamento politico e la collaborazione con l’allora forte Democrazia Cristiana. Ci furono però anche degli oppositori a questa nuova direzione intrapresa dal partito, come il segretario Arturo Michelini, che uscì nel 1956 dal partito per entrare in un suo sottogruppo più radicale ed estremista Ordine Nuovo (ON), fondato da Pino Rauti, anche lui ex volontario della Repubblica di Salò.
Nel 1969 però, il MSI tornò sotto la guida di Giorgio Almirante, con cui rese il proprio orientamento più radicale, quasi eversivo, in quanto non solo si ricongiunse con la maggior parte dei militanti di Ordine Nuovo, nonostante una parte di essi rifiutò l’offerta e diede vita un’organizzazione extraparlamentare, il Movimento Politico Ordine Nuovo, (MPON), ma anche appoggiò violente guerriglie come la rivolta neofascista di Reggio Calabria del 1970-1971, sostenuta proprio da un senatore del MSI, Francesco (Ciccio) Franco.
Nel febbraio del 1972 il leader Almirante si assicurò anche un’alleanza con il Partito Democratico Italiano di Unità Monarchica, (PDIUM) e da quest’unione nacque il Movimento Sociale Italiano-Destra Nazionale, la coalizione della grande “destra nazionale”. Sempre nel 1972, il partito ottenne maggior successo nelle elezioni, l’8,67%, e poi diminuì nuovamente nelle elezioni successive del 1976, con un risultato di 6,10% di voti.
Ma quali sono i provvedimenti legislativi atti a proteggere il nostro Paese dal fascismo? Innanzitutto, la nostra stessa Costituzione nella sua XII disposizione transitoria e finale, vieta la riorganizzazione del disciolto partito fascista. Inoltre, per garantire la tutela da qualsiasi avvento fanatico e nostalgico, venne emanata il 20 giugno 1952 la legge Scelba, che vieta l’apologia del fascismo, cioè qualsiasi comportamento o azione finalizzati alla ricostituzione del defunto regime.
Numerose furono le contestazioni contro questo provvedimento legislativo, per la presunta incostituzionalità e violazione dei diritti di associazione e di libero pensiero, in quanto inizialmente questa legge proponeva la punizione di ogni tipo di esaltazione, elogio o difesa di metodi e principi del fascismo, e di conseguenza venne modificata nella pena solo ed esclusivamente per tentata riorganizzazione del suddetto regime.
Ritornando quindi al Msi, il 21 novembre 1973 ben 30 esponenti di Ordine Nuovo furono condannati per la violazione della Legge Scelba, e solo due giorni dopo, il 23 novembre, il partito venne sciolto dall’allora Ministro dell’Interno Paolo Emilio Taviani. In risposta a questo evento eccezionale il leader del MSI Giorgio Almirante denunciò questo scioglimento, in quanto, a suo avviso, strumentalizzazione della sinistra per colpire la destra.
Inoltre, nel 1976 anche Avanguardia Nazionale, prima denominato GAR (Gruppi Armati Rivoluzionari), fondato nel 1960 da Stefano Dalle Chiaie dopo la sua scissione da Ordine Nuovo, fu sciolto in seguito alla violazione della medesima Legge Scelba. Questi avvenimenti si inseriscono nel già difficile equilibrio del MSI con le violenze dei cosiddetti anni di piombo, dalla fine degli anni ‘60 all’inizio degli anni ‘80, decenni caratterizzati da terrorismo e atti violenti da parte di estremismi di destra e di sinistra.
A proposito, diversi deputati del MSI vennero indagati per alcune stragi terroriste, come Pino Rauti, che fu poi prosciolto sia per la strage di Piazza Fontana del 1969, inizio della stagione del terrorismo neofascista in Italia, sia nella strage di Piazza della Loggia nel 1974. Infatti, sebbene questo partito si mostrasse apertamente contrario alle organizzazioni neofasciste e alle violenze da loro perpetrate, molti terroristi erano stati proprio iscritti o simpatizzanti del MSI: questo è il caso degli esecutori materiali della Strage del 2 agosto 1980 alla stazione Centrale di Bologna, in cui morirono 85 persone e ne rimasero ferite oltre 200, diventando così l’emblema della strategia di tensione, piano della destra eversiva di causare un tale disordine politico e sociale in Italia tale da giustificare il ritorno di un regime autoritario come il fascismo.
In particolare, i colpevoli di questo evento erano alcuni esponenti dei NAR, Nuclei Armati Rivoluzionari, per la precisione Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Luigi Ciavardini e Gilberto Cavallini, tutti provenienti dal MSI o dal Fronte della Gioventù, organizzazione giovanile del partito stesso. Molti storici concordano nell’identificare il movente dei fautori della strage nella sfiducia che riponevano nel leader Almirante, che si era dimostrato, a loro avviso, un traditore dei loro stessi valori, essendo troppo morbido e accondiscendente nella svolta parlamentare del partito.
Comunque, al termine degli anni di piombo, nel 1987 lo storico leader Giorgio Almirante si trovò costretto a dimettersi per problemi di salute, scegliendo quindi come suo successore Gianfranco Fini, per dare una svolta moderna al partito: “Nessuno potrà dare del fascista a chi è nato nel dopoguerra”, dichiarò Almirante stesso. Dunque, in seguito agli scioccanti eventi di Tangentopoli e alla nascita della Seconda Repubblica, Fini portò a termine la trasformazione del MSI dando vita ad Alleanza Nazionale (AN) e con la svolta di Fiuggi del 27 gennaio 1995 il neo-nato partito abbandonò per sempre la sua identità post-fascista, abbracciando invece i valori della destra conservatrice.
In questo contesto di rinnovazione ci fu però un gruppo dell’ex MSI-DN che si oppose a questa svolta, guidato da Pino Rauti, che diede via al Movimento Sociale Fiamma Tricolore (MSFT). Inoltre nel 1990, un terrorista di estrema destra, Franco Freda, indagato per molteplici stragi, tra cui la celeberrima a piazza Fontana, fondò il partito neofascista Fronte Nazionale, poi sciolto anch’esso per la violazione della Legge Scelba nel 2000.
Nelle elezioni del 1994 grazie a un’ alleanza nel centro-sud con la neo-nata Forza Italia, AN riuscì a ottenere un risultato mai visto prima, 13,4%, riuscendo così ad inserirsi per la prima volta nel governo. Un momento di svolta per il partito avvenne nel novembre 2003, quando il segretario Fini visitò il Museo dell’Olocausto di Gerusalemme, lo Yad Vashem.
In quest’occasione il leader completò la già attuata svolta liberale del partito, ripudiando il fascismo una volta per tutte definendolo “il male assoluto del XX secolo” e affermando: “Il popolo italiano si assume la responsabilità per quanto accaduto dal 1938, quando sono state adottate le leggi razziali. Non c'è condanna senza assunzione di responsabilità”. Dopo alcuni anni di segreteria Fini, nel 2009 AN fu sciolta per fondare in alleanza con Berlusconi il Popolo della Libertà (PdL), ma in seguito a forti divergenze politiche tra i due, Fini fu espulso dal suo stesso partito e fondò quindi un nuovo partito autonomo, Futuro e Libertà, (FLI), che però fu sciolto in seguito all’insuccesso delle elezioni del 2013.
Parlando di PdL, Ignazio La Russa, ex collaboratore di Fini nell’AN, Guido Crossetto e Giorgia Meloni, entrambi ex deputati di Forza Italia, si separano da Popolo della Libertà per delle divergenze con Berlusconi, fondando così, nel dicembre del 2013, Fratelli d’Italia, (FdI), di cui Meloni è presidente dall’8 dicembre 2014.
Una certa continuità tra l’MSI e il neonato partito FdI apparve da subito chiara: dal 2014 al 2017 infatti, il nome ufficiale del partito rimase Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale e ancora oggi FdI conserva nel suo logo la fiamma tricolore del Movimento Sociale Italiano. Arrivati ormai alla storia odierna, in questi ultimi anni abbiamo sfortunatamente assistito a svariate violenze perpetrate da organizzazioni extraparlamentari di estrema destra, come CasaPound e Forza Nuova.
In particolare, ricordiamo l’aggressione accaduta a Bari il 21 settembre 2018 e l’ assalto alla CGIL di Roma del 9 ottobre 2021 durante una manifestazione “No Vax”, da parte di alcuni esponenti di Forza Nuova, evento definito da Maurizio Landini, segretario generale del sindacato, “un’azione squadrista e fascista” e “una ferita alla democrazia e un'offesa alla Costituzione".
A Firenze, il 18 febbraio 2023 al Liceo Michelangiolo sei militanti di Azione Studentesca, organizzazione studentesca di Fratelli d’Italia, aggredirono due studenti del collettivo di sinistra, e la preside dell’Istituto Annalisa Savino scrisse in merito: “Il fascismo in Italia non è nato con le grandi adunate da migliaia di persone. È nato ai bordi di un marciapiede qualunque, con la vittima di un pestaggio per motivi politici che è stata lasciata a sé stessa da passanti indifferenti. ‘Odio gli indifferenti’ - diceva un grande italiano, Antonio Gramsci, che i fascisti chiusero in un carcere fino alla morte, impauriti come conigli dalla forza delle sue idee.”
Questa lettera però non è stata né apprezzata né tollerata dal ministro dell’istruzione e del Merito Valditara, che controbatteva: “È una lettera del tutto impropria, mi è dispiaciuto leggerla, non compete a una preside lanciare messaggi di questo tipo e il contenuto non ha nulla a che vedere con la realtà: in Italia non c'è alcuna deriva violenta e autoritaria, non c'è alcun pericolo fascista, difendere le frontiere non ha nulla a che vedere con il nazismo. Sono iniziative strumentali che esprimono una politicizzazione che auspico che non abbia più posto nelle scuole; se l'atteggiamento dovesse persistere vedremo se sarà necessario prendere misure".
Molti politici dei partiti di opposizione condannarono il Ministro, chiedendone anche le dimissioni, ritenendo le sue parole "inaccettabili" e "indegne", mentre l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI) espresse il suo sostegno alla preside e ci fu anche una manifestazione di migliaia di persone il 4 marzo 2023, in difesa della Scuola e della Costituzione.
Sfortunatamente però, Valditara non è l’unico politico incriminato per le sue affermazioni ambigue: nel 1996 infatti l’allora giovanissima Meloni ha affermato in un’intervista alla TV francese: “Io penso che Mussolini fosse un buon politico, tutto quello che ha fatto, l’ha fatto per l’Italia. Non ci sono stati altri politici come lui negli ultimi 50 anni.” Anche l’attuale Ministro degli Affari Esteri Tajani si è mostrato parecchio ambiguo nei confronti del fascismo, in particolare in un’intervista del marzo 2019 al programma radiofonico La Zanzara, quando ha affermato che "fino a quando non ha dichiarato guerra al mondo intero seguendo Hitler, fino a quando non s'è fatto promotore delle leggi razziali... ha fatto cose positive per infrastrutture, strade, ponti, edifici, impianti sportivi, ha rifatto tante parti della nostra Italia", per poi rettificare le sue affermazioni e chiedere scuse, inondato da numerose critiche.
Un altro scandalo è quello di Massimo Giorgetti, esponente di FdI, che nel 2015 ha festeggiato il proprio compleanno con una torta nazifascista, con tanto di simboli delle SS e del fascio littorio, la cui foto era stata postata sui social. Nonostante Giorgetti si sia formalmente scusato e abbia definito la torta “una goliardata”, ha affermato che comunque il fascismo ha fatto anche “cose positive”.
Piantedosi invece, attuale ministro dell’Interno, nell’intervista al giornale «La Stampa» del 2 agosto 2024 ha affermato: «Se ci sono gruppi che inneggiano al fascismo, vanno condannati da tutti con fermezza, ma dobbiamo essere consapevoli che non sono in grado in alcun modo di incidere sulla vita democratica del Paese. Ove una formazione provasse a organizzarsi come un partito di ispirazione fascista, esso sarebbe contrastato e sciolto, non appena si concretizzassero gli elementi previsti dalla legge».
Queste affermazioni del ministro però appaiono estremamente incoerenti con i fatti del 30 gennaio 2025 e con le numerose richieste avanzate dall’opposizione di sciogliere Casapound e di sgomberare i locali occupati dal partito a Roma, in quanto, infatti, sebbene Piantedosi in virtù dell’articolo 3 della Legge Scelba possa emanare un decreto straordinario per porre fine al partito, continua a scegliere di non farlo.
Un altro caso grave è sicuramente quello che riguarda il Ministro per la protezione civile e per le politiche del mare, Nello Musumeci, che nel 1986 ha scritto L'ambasciatore Anfuso. Duce, con voi fino alla morte , biografia di Filippo Anfuso, ambasciatore della Repubblica di Salò a Berlino, opera tutt’ora oggetto di accuse di revisionismo storico e di apologia del fascismo, avanzate ad esempio dalla storica Anna Foa.
Non solo, quando Musumeci era governatore della Sicilia nel giugno 2020, è stato scoperto che l’assessore regionale ai Beni culturali Alberto Samonà aveva pubblicato una raccolta di componimenti nel 2001, intitolata Le colonne dell’eterno presente, in cui dedicava alle SS le seguenti parole: «Guerrieri della luce generati da padre antico e dalla madre terra. Nel sacrificio dell’ultima Thule. Monaci dell’onore». Criticato dalla comunità ebraica e da partiti dell’opposizione che ne chiedevano le dimissioni immediate, Samonà si è dovuto scusare per i suoi scritti, definendo il nazismo “orrore della storia”.
Doveroso menzionare anche la Inchieste sotto copertura del giornale indipendente Fanpage, che hanno rivelato il vero volto di Gioventù Nazionale (GN), organizzazione giovanile di Fratelli d’Italia, durante l’edizione del 2023 di Atreju, festa annuale del suddetto partito. Dal reportage sono emerse immagini di saluti romani, canti fascisti, insulti a neri, ebrei e disabili, e persino il cosiddetto " saluto gladiatorio " (una stretta dell'avambraccio), tra due esponenti di FdI, Paolo Trancassini e Marco Perissa.
Meloni ha dichiarato di non essere al corrente di questi orrori all’interno del suo stesso partito e che "Chiunque nutra sentimenti razzisti, antisemiti o nostalgici ha sbagliato casa perché tali sentimenti risultano incompatibili con Fratelli d'Italia. Non sussistono ambiguità da parte del partito su questo tema".
A tal proposito Ignazio La Russa, al centro di polemiche per i cimeli fascisti ereditati dal padre Antonino, segretario del PFN a Paternò in Sicilia, tra cui un busto di Mussolini, riguardo a cui il ha dichiarato in un’intervista l’8 febbraio 2023: “Me lo ha lasciato mio padre e non lo butterò mai, così come non butterei mai un busto di Mao Tse-Tung se mi avesse lasciato anche quello.”, nel 2020, durante la pandemia aveva postato un tweet, "Non stringete la mano a nessuno, il contagio è letale. Usate il saluto romano, antivirus e antimicrobi", poi eliminato e giustificato da La Russa come un atto di satira.
Già nel 2017 era stato proposto il disegno di legge Fiano, un inasprimento della già esistente legge Mancino, che stabiliva una pena dai due a sei anni di reclusione per chiunque facesse propaganda di immagini o di contenuti di stampo nazifascista, anche solo tramite produzione, distribuzione, diffusione o vendita di beni raffiguranti immagini ad esso riferiti. Nonostante l’approvazione da parte della Camera dei deputati, il disegno non è mai diventato legge a causa della forte opposizione del centro-destra che lo riteneva liberticida, e della mancanza di tempo per la fine della legislatura 2013-2018.
Da ultimo, menziono il vergognoso revisionismo di Roberto Vannacci, eurodeputato leader di Futuro Nazionale ed ex leghista, che nel novembre 2025 ha parlato in modo antistorico del fascismo affermando: “La Marcia su Roma non fu un colpo di stato ma 'poco più di una manifestazione di piazza’”. Non solo, Vannacci ha osato dire anche: “Tutte le principali leggi - dalla riforma elettorale del 1923 alle norme sul partito unico, fino alle stesse leggi del 1938 - furono approvate dal Parlamento e promulgate dal Re, secondo le procedure previste dalla legge".
Peccato aver omesso che oltre al delitto Matteotti, dal 1924 l’opposizione cessò di esistere nel Parlamento quindi, sebbene lo Statuto Albertino fosse in vigore, essendo una costituzione flessibile, venne modificato a piacimento di Mussolini. Pertanto, è certo che le Leggi Fascistissime del 1925/1926 seguirono “le procedure previste dalla legge”, ma furono approvate in un clima di violenza e di oppressione, dove la giustezza formale aveva ormai superato la giustezza morale.
In conclusione, è chiaro che in Italia, sebbene esistano leggi che proteggono il Paese dalla ricostituzione del partito fascista, mancano tuttavia dei provvedimenti che impediscano la libera diffusione dell’ideologia fascista, resta quindi una domanda: il fascismo è veramente morto ottant’anni fa?

