Ciao a tutti e bentornati al nostro appuntamento poetico con la rubrica “Ho una Poesia per te”! Vi siete mai chiesti come i poeti vedano l’amore? Per i poeti l’amore attraversa varie dimensioni: può essere una forza che muove l’intero universo come dice Dante, per Catullo è passione, tormentata e irrazionale, per Jacques Prévert è un sentimento totale, ribelle e fragile, ma allo stesso tempo indistruttibile.
Oggi però voglio condurvi in un posto meraviglioso: l’India. Andiamo a conoscere Rabindranath Tagore, poeta, drammaturgo, musicista e filosofo, vissuto tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, che ha ricevuto il premio Nobel per la letteratura nel 1913. Il testo che proponiamo oggi è tratto dalla raccolta “Sonar Tari” (“La barca d’oro”) pubblicata in India nel 1894.
Io ti adorerò
Io ti adorerò nei fiori,
nelle piante della foresta;
in cima alla tua fronte poserò i colori dell’amore,
ti legherò con lacci variopinti.
Farò l’altalena sulle onde
dell’oceano della gioia
con nuovi canti e melodie.
Non ho più orgoglio
per la vita umana:
fissata al tuo volto materno
di un verde tenero,
ho amato la tua terra,
la tua polvere.
In questa poesia, Tagore ci mostra che amare significa saper riconoscere la bellezza della persona amata in ogni elemento naturale: non si tratta cioè di un amore chiuso, ma di un sentimento che respira insieme alla terra. L’amore ha un suono, è un ritmo armonioso che trasforma la vita in un canto, che rinuncia all’orgoglio per farsi melodia.
Mi sento molto in sintonia con questa concezione dell’amore e ho cercato di raccontarlo anche in questi miei versi, in cui la vita stessa diventa uno spartito infinito.
Il senso di ogni cosa
L’albero che cresce nel giardino
ha fiorito i petali del canto, intrecciati
al suono delle nubi.
La linfa dell’Amore sale
dalle radici che vibrano all’unisono,
trionfa sull’amaro inverno
liberando l’estate di miele.
Le dolci anime respirano la brezza
di quell’antica melodia,
volteggia il battito di fuoco,
risuona negli echi dei cimbali
un puro abbraccio di luce.
Lassù, i rami si fanno intreccio
della nostra vita.
Quel solo filo, il sorriso,
i vuoti silenzi,
nel profumo dell’ultima nota
che non morirà mai.
S’incide nel legno la nostra sintonia,
le parole saranno il segreto del vento.
Siamo il riverbero infinito di un unico spartito,
scritti nel tempo con l’inchiostro del sole,
radici e cielo in un solo respiro aureo,
dove la notte è finalmente musica.
Per quest’anno il nostro appuntamento poetico si conclude qui, ma tranquilli, l’anno prossimo ritorneremo a parlare di poesia pieni di entusiasmo e con nuovi approfondimenti! Buona estate e… Buona Poesia!
