Ansia collettiva, piattaformizzazione e divario generazionale: ecco perché gli interessi di noi giovani sono cambiati

Ansa collettiva

Rileggendo le precedenti edizioni del nostro giornalino scolastico mi sono accorta di quanto siano cambiati il modo di scrivere e gli argomenti trattati: in quelle del 2022 ad esempio si scriveva degli argomenti più vari, come storie di fantasia, articoli sulla musica, sulla cucina, sull’oroscopo, nella pubblicazione dell’anno scorso, invece, si sono soprattutto proposte riflessioni su tematiche di attualità o si sono affrontati argomenti universali nella Storia dell’essere umano. 

​Allora mi sono chiesta perché nel corso di pochi anni ci sia stato un cambiamento radicale che implica inoltre una differenza riguardo a ciò che per noi giovani risulta importante.

I sociologi definiscono questo fenomeno “frattura intra-generazionale” o “evoluzione della mentalità delle piattaforme”.  Gli esperti, attraverso ricerche recenti, hanno compreso che questo fenomeno è legato a precisi fattori. 

 

​The Anxious Generation: il passaggio dall’intrattenimento all’ansia collettiva

Il primo aspetto che vorrei approfondire è l’epidemia di malattie mentali adolescenziali che ha colpito molti paesi contemporaneamente, come affermato dallo psicologo sociale Jonathan Haidt in The Anxious Generation (2024). Haidt evidenzia che la combinazione tra frammentazione dell’attenzione e iper-esposizione al giudizio sociale e all’informazione globale ha distrutto il tempo del gioco non strutturato e dell’esplorazione spensierata. La vita quotidiana degli adolescenti cessa di essere uno spazio di scoperta giocosa per diventare una piattaforma di continua difesa della propria reputazione e di ricerca di identità in un contesto percepito come instabile e ansiogeno. Questo sbilanciamento fa sì che i contenuti consumati e prodotti non siano più orientati all’intrattenimento leggero, ma si riempiano di tematiche complesse (salute mentale, diritti, crisi sistemiche). Secondo Haidt, questo processo è iniziato con l’avvento degli smartphone: a proposito afferma che le piattaforme «rendono difficile per le persone essere pienamente presenti con gli altri quando sono in loro compagnia, e sedere in silenzio con se stesse quando sono sole».

 

​La teoria del "Platform Imaginary”

In secondo luogo, il fenomeno della platformization, indagato da Alessandro Caliandro e da Camilla Volpe nel trattato Nuove narrazioni e sfide della vita digitali (2026), non è solo una questione di infrastrutture e controllo dei dati, ma è il processo sociotecnico che estende le logiche d’estrazione, i modelli organizzativi e le infrastrutture digitali a molteplici ambiti della vita sociale, incidendo profondamente sul piano simbolico e culturale. Il concetto di platform imaginary descrive il modo in cui queste logiche delle piattaforme modellano aspettative, desideri e comportamenti quotidiani, definendo i criteri di valore, visibilità e successo. È un meccanismo che contagia tutto il modo di comunicare, portando a preoccuparsi maggiormente di fornire contenuti in grado di creare comunità con il pubblico piuttosto che di generare contenuti capaci di promuovere valori pubblici fondamentali quali indipendenza, affidabilità o pluralismo.

 

Le ricerche sul divario generazionale della fondazione RiES

Da ultimo, le due ricerche del 2022 e del 2025 sul divario generazionale portate avanti dalla Fondazione RiES (Fondazione per la Ricerca Economica e Sociale) lo definiscono come il ritardo accumulato dalle nuove generazioni nel raggiungimento della propria indipendenza economica. Nel Rapporto del 2022, Il divario generazionale. La Generazione Z e la permacrisi, si spiega come quest’ultima, cioè il susseguirsi e il sovrapporsi di situazioni di crisi, ha portato a un cambiamento nelle priorità nelle fasce più giovani, focalizzando la loro attenzione su debito pubblico, parità di genere e povertà. Il Rapporto Il divario generazionale. Nuove generazioni, vecchi squilibri: rompere l’inerzia del 2025 invece evidenzia come l’Italia si trovi oggi di fronte a una “persistente emergenza generazionale” dove le disuguaglianze si ampliano non solo nel reddito, ma anche nel benessere e nell’accesso ai servizi.

 

In conclusione, non sono i nostri interessi a essere cambiati per nostra volontà, ma sono le condizioni sociali, culturali e politiche a modificare ciò di cui ci dobbiamo preoccupare, facendoci in parte dimenticare come sia vivere il momento senza paura per il nostro futuro, per questo motivo penso che un giornalino scolastico possa essere anche l’occasione per provare a concederci uno spazio tutto nostro, dimenticandoci dei problemi del mondo, calandoci nell’attimo e cogliendolo.

                                                                                                                            Gabriela Forte 4AE